E se lo ammettessimo ?

Ho parecchi amici uomini, poche ma buone amiche donne, siamo assortiti , ricopriamo quasi tutti gli status ; i singles, quelli che convivono, gli sposati felici, quelli infelici del “ma cosa vuoi che faccia, disfo tutto? ormai..”, quelli che non si sa bene in quale tipo di relazione si siano infilati e comunque stoicamente persistono nell’intento di tirarci il filo. A seconda della composizione del gruppo misto cambiano i punti di vista degli argomenti di conversazione, che in fondo sono gli stessi, le donne si sfogano sugli uomini e viceversa. Quando siamo “le amiche” solitamente parte lo sfogo di massa, l’elenco di tutti i contro dei “tapini” compagni e/o mariti, dei difetti, delle mancanze: i “se torno a nascere” si sprecano. Mi chiedo spesso : perché devi sperare di nascere una seconda volta ? Se non ti ci ritrovi più, ammesso che tu abbia fatto presente cosa c’è che non ti piace,  cosa è cambiato in lui  o cosa non sei riuscita a cambiare, che soluzione trovare insieme per risolvere, quali errori evitare nel futuro,  perché non chiudi ? Non sento mai come risposta un “perché lo amo “, sento qualsiasi altra cosa, mai questo. E’ triste. L’abitudine alla coppia, all’avere la sicurezza che qualcuno “c’è” , è triste. Dovresti essere felice di tornare a casa ogni sera, di vederlo, di sentirlo, di farglielo capire  quanto lo ami,  quanto l’hai pensato,  quanto lo desideri, che non vedevi l’ora che finisse la giornata per poter rilassarti un po’ con lui, ed i modi per spiegarlo oltre alle parole  ci sono. Invece no. Invece il ritorno a casa è un continuare la giornata lavorativa, preparare la cena, cenare e rigovernare, televisione, noia, mutismo. Tutto è elevato all’ennesima potenza se nella coppia  ci sono figli, perché devi ascoltare i figli, perché devi guardare ciò che vogliono i bambini, perché devi, devi devi..e la coppia ? Sono stata, sono figlia, e ricordo che i miei genitori c’erano sempre per me, ma prima c’erano loro, lo ricordo alla perfezione. Ho sempre pensato che dovesse essere così una famiglia, che dovesse essere un nido accogliente e protettivo nel quale mamma e papà  ti crescevano,  senza però mai dimenticarsi di loro. Ma noi, le donne, siamo degli esseri complicati , ci caliamo nel personaggio “brava mamma, brava moglie, donna perfetta” senza renderci conto , talmente siamo convinte di essere nel giusto, che nella realtà non assolviamo nel modo corretto nessuno di questi compiti. Non siamo né brave mamme, né brave mogli e amanti, né donne perfette se nel cercare di fare tutto ciò,  allontaniamo la persona alla quale vogliamo dimostrare le nostre capacità e finiamo per far vivere i nostri figli in una famiglia nella quale tutto è sopportazione, quieto vivere, tensione con qualche sbotto d’ira. Ho capito questo pericoloso film personale tanti anni fa quando ne recitavo la parte di attrice protagonista . Cercare di spiegarlo, cercare di allertare l’amica che vedi iniziare a partecipare alla recita, al film,  presenta qualche difficoltà perché le donne solitamente covano un po’ di invidia  l’una per l’altra e non sempre sono disposte ad ammettere che “sì, in effetti forse sto recitando, ma mi riesce bene solo una parte della recita”. Da qualche tempo quindi, ho deciso che mi taccio.  Capisci poi quando la serata è  “gli amici uomini ed io”, che il problema principale è proprio questo. La frase iniziale standard è “ma mi spieghi perché voi donne …” che solitamente mi rende immediatamente “inversa” per via dell’odio per chi fa un fascio di tutta l’erba e mi ci lega nel mezzo. Per carità, non esentiamo gli uomini da qualsiasi colpa: sono distratti, non leggono la mente, non capiscono cosa devono fare senza che tu glielo debba dire ogni singola volta  e quando glielo dici solitamente è nel modo sbagliato, quindi lo fanno male per farti un dispetto,  però se noi fossimo meno gelide organizzatrici, meno generali, se  lasciassimo decidere qualcosa anche a loro, se dessimo loro fiducia, e se ogni tanto ci concedessimo una qualche serata più rilassata, se lasciassimo per una volta i piatti nel lavello,   e ci spalmassimo addosso al nostro uomo come delle coperte autoadesive, l’intimità ne gioverebbe, la passione che c’era all’inizio non andrebbe spegnendosi giorno per giorno. Lo stesso vale per quegli amici che rincasando si piantano sul divano aspettando la cena, successivamente spengono il cervello davanti ad una noiosa trasmissione politico-sportiva e si stupiscono poi se, dopo aver ignorato l’altra metà per tutta la sera, oltre alla giornata, se la ritrovano con mal di testa, di schiena, con un “non ne ho voglia”.  Non è difficile, basta pensarci, basta ricordarsi che quella persona che adesso critichi tanto, che adesso ignori, che consideri parte dell’arredamento, che non cerchi più di stupire, di conquistare ,  è la stessa che non ti lasciava dormire perché sempre presente nella tua mente.  L’amore si coltiva, si cura, se non lo nutri  muore.  Forse sono in errore, forse sono di parte perché analizzo sempre le situazioni basandomi su come sono io,sulle mie esperienze ,  ma io so che quando ho cominciato a non averne voglia era perché era iniziato quel processo irreversibile di morte della stima che conduce alla morte del desiderio, alla morte dell’amore.  Mi rende triste  vedere ,  che provare a trasmettere l’esperienza per evitare  altre catastrofi è inutile:  le amiche si trincerano dietro un  ” ma è il  lavoro, figli, vita che ti portano a non avere mai tempo e ad essere stressata” e gli amici si barricano dietro un “no, è che per lei il sesso non è così importante, ha altri interessi ” . Niente di tutto ciò corrisponde a realtà ma è troppo difficile ammettere sconfitte e rifiuti.

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4 commenti su “E se lo ammettessimo ?

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