In Partenza

Rabbia. Astio. Sento  questo nella tua voce, nelle tue risposte, nel tuo attaccare . Come se fossi arrabbiato con me . Arrabbiato con me ? Penso.  Penso a cosa io  possa mai aver detto, fatto, combinato perché in fondo non sono forse la persona che ultimamente senti meno ? E allora rifletto , ma nemmeno tanto, su cosa possa essere successo . Rileggo lo scambio misero di messaggi, non mi impegna più di tanto, saranno quattro, forse cinque  . Forse sei arrabbiato proprio perché ancora mi senti, anzi mi scrivi.  E poi mi succede che improvvisamente mi sento stanca. Non mi interessa . Non ho voglia di capire il perché e nemmeno ho voglia di saperlo, sarebbe troppo impegnativo cercare di fartelo dire. Basta, sono stanca, mi hai sfiancato.  Vai!  Ovunque tu stia già andando, continua!  hai vinto, non ne ho voglia, mi prosciughi, arrangiati!. Ho fatto quanto in mio potere per esserci, per non opprimerti, per sostenerti, per amarti. Il treno sta partendo e il treno sono io, non posso restare.

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Provateci!

Arroccati, ognuno sulle proprie convinzioni, senza fare il minimo sforzo per cercare di capire le posizioni, i sentimenti, le paure dell’altro. Parlate senza ascoltarvi, parlate senza sentirvi. Preoccupati di pensare alla risposta giusta da dare senza ascoltare senza “sentire”. Da una direzione arriva “Perché lui deve capire che..” dall’altra fa eco “perché lei deve capire che.. ” . Io, nel mezzo, nella posizione più scomoda al mondo vi sento, vi ascolto ,  io capisco che siete in stallo e che se nessuno di voi due riuscirà a far riprendere il motore fracasserete al suolo, senza averci davvero provato. Vi schianterete finendo in milioni di piccoli pezzi, e con voi, tutti coloro che avete coinvolto nel vostro difficoltoso decollo, per non arrivare nemmeno a prendere quota, per non aver provato a giungere a destinazione, perché la paura di soffrire, la paura di non farcela ha fatto naufragare tutto ancora prima che iniziasse.  Vorrei dirvi “siate coraggiosi, non abbandonate la nave, buttate fuori l’acqua a secchiate! provateci! l’acqua è ancora bassa!! la falla si può riparare ” ma in fondo, che diritto ho di farlo?

 

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Mi accingevo a scrivere un pensiero molto simile , le prime righe..quasi le stesse parole…quasi…poi mi sono fermata a leggere prima le pagine che seguo . Ho trovato il lavoro già fatto, già espresso in maniera meravigliosa. Il concetto è : è uno sporco gioco questo, e io non ci sto.

Vorrei

E’ da qualche tempo che penso cosa vorrei, e devo averlo già scritto , forse anche a te, non ricordo, scrivo sempre tanto , ma questo è ancora quello che vorrei, visto che ancora, in un modo un po’ strano, ma ancora ci sei. Io vorrei tu pensassi a me come la tua portaerei, come quel posto sicuro dove poter atterrare senza alcun timore, per prendere fiato, per fare rifornimento, certo di poter essere sempre te stesso e non essere mai giudicato, solo ascoltato, se per caso avessi voglia di parlare. Vorrei tu pensassi a me come il tuo pungiball , con il quale sfogare tutta la rabbia del giorno , sicuro di non ricevere mai pugni come risposte ma solo amore, comprensione, calore. Vorrei che ti sentissi libero di chiamare, di non chiamare, di venire, di non venire, di chiedere e di avere solo quello che vuoi , poi girarti e dormire, se questo è quello che vorresti in quel momento. Vorrei che ti sentissi tu, senza dover fingere qualcosa che non sei, qualcosa che non vuoi, libero, solo te stesso, solo tu per me.  Questo è quello che vorrei.

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Riflettendo mi irrito

Ci sono tante cose sulle quali sto riflettendo,  su come non mi piaccia assolutamente il mondo che mi circonda, le idee che la maggior parte degli uomini hanno delle donne, sul fatto che credano che ogni comportamento sia una tattica, che tu ti neghi perché si faccia sempre più pressante la loro insistenza perché in realtà tu non rifiuti perché quello che vuoi dire è No! ma perché in realtà vuoi accettare ma devi farla pesare questa tua accettazione….Ebbene  c’è questa frase che riassume bene quello che vorrei dire : “Vonde monadis!” . Crescete. Imparate a giudicare le persone, a capire chi avete davanti. Smettetela di agire per strategie preimpostate e siate spontanei, accettate che a volte “NO, non sono interessata ad un’avventura” significa semplicemente questo. Basta leggere le parole esattamente dando loro il proprio significato letterale , senza interpretare, senza cercare significati nascosti. Non è difficile e nemmeno impossibile. Rifletto su quanto mi irriti  non essere presa alla lettera, si creano malintesi . Mi irrita ancora di più chi cerca di psicanalizzare quanto scrivo. Probabilmente l’errore è scrivere su un blog quando invece dovrei scrivere su un diario, ma visto che sul diario la liberazione mentale non è pari a lanciare i pensieri nel web , proverò a sopportare l’irritazione che cresce ogni volta che leggo commenti che tendono a cercare di trovare un significato nascosto. Non ci sono significati nascosti, non ci sono problemi irrisolti in me, proprio perché mi analizzo da sempre, perché sviscero ogni problema, ogni dubbio, ogni decisione, prima che diventi un problema irrisolto. Sì sono innamorata di un uomo che non mi ama, è una situazione nuova per me, non mi era mai successo prima. Sì, ho chiuso una relazione comoda ma senza passione, non sono fatta per la vita senza passioni, meglio sola, e sì sono felice nonostante, perché quello che sono è esattamente quello che voglio essere, coerente con qualsiasi azione o scelta anche se possono essere giudicate sbagliate, ma essendo il mio l’unico giudizio che tengo in considerazione, non ho particolari disturbi del sonno se altri le giudicano sbagliate.

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Non siamo sbagliate

Spesso con la mia “sorella” che non è propriamente una sorella, ma il fatto che non siamo figlie degli stessi genitori è un dettaglio assolutamente insignificante, discutiamo, ci interroghiamo su cosa significhi essere “noi”, ci devastiamo sezionando ogni atteggiamento, ogni avvenimento, ogni fine ogni nuovo inizio costellato da miriadi di incidenti di rodaggio e di  percorso  e spesso concludiamo i nostri dialoghi fiume telefonici e quelli balcone sigaretta, traendo la seguente lapidaria conclusione: siamo noi, siamo sbagliate, siamo troppo indipendenti, non scendiamo a compromessi, non ci accontentiamo. E’ colpa nostra, dovremmo essere più dipendenti, chiedere aiuto, essere donne zavorra.  Credo che ci sia fornito alla nascita, come corredo genetico,   un senso di colpa cosmico, ogni fallimento deriva da una nostra mancanza, noi amiamo, ci doniamo, cerchiamo di non pesare mai sul nostro uomo, trasciniamo relazioni con il puro intento di salvarle ma il finale è sempre lo stesso: le terminiamo e di nuovo, sole, sempre noi due, ricominciamo. Le nostre vite scorrono abbinate con un anno di scostamento l’una dall’altra, o prima io o prima lei ma gli avvenimenti sono gli stessi. Ultimamente, sempre più spesso però, mi balena in mente l’idea che questa nostra convinzione di essere noi quelle sbagliate sia fondamentalmente errata! Non esco spesso, anzi quasi mai, per anni ho vissuto con un uomo-divano, stavo bene ma io di indole non sono propriamente una donna-divano, amo uscire, amo la notte, amo divertirmi “far casino” , sono spesso imbarazzante per la mia assoluta noncuranza del giudizio altrui e delle regole dettate dal bigottismo imperante , amo osservare le altre persone. Da sempre. Osservandole, ascoltandole, capisci tanto. Capisci cosa ti vogliono far credere di loro, cosa cercano di nascondere dietro l’ostentazione della perfezione, capisci cosa vogliono sapere di te in base alle “casuali” domande che sembrano buttate lì per caso quando invece sono quasi un copione prestampato e con un minimo di abilità intellettiva , abilmente celata,  riesci sempre, quando ne hai voglia, quando ti vuoi  divertire,  a  dirigerli nel tuo comodo e conosciuto  vicolo cieco dove procedere al massacro, naturalmente quando la persona che hai di fronte non desta in te  il benché minimo interesse. Il concetto iniziale, non è raro che io divaghi e dimentichi anche cosa volessi dire era che io osservo molto e questa sera ho osservato tanto. Ho visto un mondo popolato da persone finte. Sguardi vuoti, discorsi inutili, atteggiamenti di facciata  e di convenienza e pensavo al discorso di mio padre che diceva all’incirca che a volte bisogna accettare i compromessi, per non restare soli, per avere una compagnia che ti permetta di avere una spalla, un aiuto, di condividere.  Ancora una volta, questa sera, ho realizzato, e sono tornata a casa sorridendo e cantando, che la mia vita è piena di persone, amici, amiche, sorelle, genitori che mi amano, che non importa se avrò la fortuna di avere a fianco a me l’uomo che amo o l’uomo che amerò in futuro perché io sono felice di essere “io”, con tutte le mie imperfezioni, con il mio carattere terribile, con la mia intolleranza, con il mio non scendere a compromessi, io mi amo così e preferisco di gran lunga essere me che essere uno qualsiasi dei personaggi osservati questa sera. Io sola, io più “vecchia” di loro ho più voglia di vivere nell’unghia dell’alluce che loro in tutto il corpo e rientrando a casa,  dopo una bella serata con amici,  non devo togliere la maschera del finto “perfettismo” ma sorrido “veramente” e non vorrei cambiare niente di quello che ho, eccetto un particolare che per evitare monotonie e “logorroicità” non starò a ripetere. Ben venga quindi “noi”  così come siamo sorella, mal che vada finiremo singles e acide a condividere casa e vita e non c’è nulla al mondo che mi renderebbe più felice.