E’ una lettera per te

E’ un grandissimo dono quello che ci ha fatto la vita tantissimi anni fa. Quello di farci conoscere. Mai comunione d’anima fu più profonda. Io sono te, tu sei me. Noi così diverse e così uguali, tu che finisci le mie frasi, io che finisco le tue. Non ricordo una volta in cui abbiamo avuto opinioni diverse, forse una sì, una. Non so se sia perché la nostra vita scorre così in parallelo, quasi gli stessi percorsi, quasi gli stessi dolori, o forse perché essendo noi così simili ci ritroviamo a percorrere le stesse strade, a commettere gli stessi errori, a gioire e soffrire con la stessa passione, ad avere lo stesso impeto nell’affrontare la vita e a trovare gli stessi modi per lottare e per far uscire la rabbia. Mi ha  stupito che quasi dallo stesso giorno stiamo ascoltando lo stesso CD e la stessa canzone, per sfogare questa rabbia che abbiamo . Senza dircelo agiamo esattamente allo stesso modo. Allo stesso modo non riusciamo a trovare qualcuno che capisca l’immenso mondo che abbiamo dentro e hai ragione , ne usciremo ancora più forti, anzi lo siamo già. Noi siamo già forti e ne siamo già uscite e quello che trovo meraviglioso è che in tutta questa nostra vita, le persone sono passate, ci hanno travolto come carri armati lasciandoci al suolo doloranti e rotte  ma   noi siamo sempre qui, sempre insieme, sempre unite. Non vedi quanto siamo forti ? Noi , forti del nostro bene reciproco, siamo invincibili!

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Non siamo sbagliate

Spesso con la mia “sorella” che non è propriamente una sorella, ma il fatto che non siamo figlie degli stessi genitori è un dettaglio assolutamente insignificante, discutiamo, ci interroghiamo su cosa significhi essere “noi”, ci devastiamo sezionando ogni atteggiamento, ogni avvenimento, ogni fine ogni nuovo inizio costellato da miriadi di incidenti di rodaggio e di  percorso  e spesso concludiamo i nostri dialoghi fiume telefonici e quelli balcone sigaretta, traendo la seguente lapidaria conclusione: siamo noi, siamo sbagliate, siamo troppo indipendenti, non scendiamo a compromessi, non ci accontentiamo. E’ colpa nostra, dovremmo essere più dipendenti, chiedere aiuto, essere donne zavorra.  Credo che ci sia fornito alla nascita, come corredo genetico,   un senso di colpa cosmico, ogni fallimento deriva da una nostra mancanza, noi amiamo, ci doniamo, cerchiamo di non pesare mai sul nostro uomo, trasciniamo relazioni con il puro intento di salvarle ma il finale è sempre lo stesso: le terminiamo e di nuovo, sole, sempre noi due, ricominciamo. Le nostre vite scorrono abbinate con un anno di scostamento l’una dall’altra, o prima io o prima lei ma gli avvenimenti sono gli stessi. Ultimamente, sempre più spesso però, mi balena in mente l’idea che questa nostra convinzione di essere noi quelle sbagliate sia fondamentalmente errata! Non esco spesso, anzi quasi mai, per anni ho vissuto con un uomo-divano, stavo bene ma io di indole non sono propriamente una donna-divano, amo uscire, amo la notte, amo divertirmi “far casino” , sono spesso imbarazzante per la mia assoluta noncuranza del giudizio altrui e delle regole dettate dal bigottismo imperante , amo osservare le altre persone. Da sempre. Osservandole, ascoltandole, capisci tanto. Capisci cosa ti vogliono far credere di loro, cosa cercano di nascondere dietro l’ostentazione della perfezione, capisci cosa vogliono sapere di te in base alle “casuali” domande che sembrano buttate lì per caso quando invece sono quasi un copione prestampato e con un minimo di abilità intellettiva , abilmente celata,  riesci sempre, quando ne hai voglia, quando ti vuoi  divertire,  a  dirigerli nel tuo comodo e conosciuto  vicolo cieco dove procedere al massacro, naturalmente quando la persona che hai di fronte non desta in te  il benché minimo interesse. Il concetto iniziale, non è raro che io divaghi e dimentichi anche cosa volessi dire era che io osservo molto e questa sera ho osservato tanto. Ho visto un mondo popolato da persone finte. Sguardi vuoti, discorsi inutili, atteggiamenti di facciata  e di convenienza e pensavo al discorso di mio padre che diceva all’incirca che a volte bisogna accettare i compromessi, per non restare soli, per avere una compagnia che ti permetta di avere una spalla, un aiuto, di condividere.  Ancora una volta, questa sera, ho realizzato, e sono tornata a casa sorridendo e cantando, che la mia vita è piena di persone, amici, amiche, sorelle, genitori che mi amano, che non importa se avrò la fortuna di avere a fianco a me l’uomo che amo o l’uomo che amerò in futuro perché io sono felice di essere “io”, con tutte le mie imperfezioni, con il mio carattere terribile, con la mia intolleranza, con il mio non scendere a compromessi, io mi amo così e preferisco di gran lunga essere me che essere uno qualsiasi dei personaggi osservati questa sera. Io sola, io più “vecchia” di loro ho più voglia di vivere nell’unghia dell’alluce che loro in tutto il corpo e rientrando a casa,  dopo una bella serata con amici,  non devo togliere la maschera del finto “perfettismo” ma sorrido “veramente” e non vorrei cambiare niente di quello che ho, eccetto un particolare che per evitare monotonie e “logorroicità” non starò a ripetere. Ben venga quindi “noi”  così come siamo sorella, mal che vada finiremo singles e acide a condividere casa e vita e non c’è nulla al mondo che mi renderebbe più felice.

Sì, sono una kamikaze.

Sì, sono una kamikaze. Mi lancio completamente ricoperta di bombe a mano, consapevole della sicura distruzione, incapace di fermarmi. Quando poi quello che non avrei mai voluto succedesse: la mia distruzione appunto, puntualmente si verifica, inizio a pensare che  se solo io non avessi creato le condizioni per far esplodere le bombe, tutto sarebbe continuato normalmente e io adesso non starei mettendo in atto la fase due del mio essere profondamente Kamikaze  RIVIVERE.  Rivivere ogni singolo momento, riascoltare ogni singola parola perfettamente registrata nella mia memoria, la mia memoria spesso fallace quello che vuole se lo ricorda benissimo, la odio per questo!   Ripensare a tutti i momenti meravigliosi, rivederti in tutte le stanze di questa stupida casa , raschiare il fondo del barile, scoprire che non era il fondo e finire ancora più in basso!!  Ma solo così io posso pensare, o almeno sperare, di superarla, di uscirne. Non di dimenticare ma di continuare . Continuare con te sarebbe esattamente quello che vorrei, ma realisticamente credo non sarà mai possibile. Oppure no? Perché non deve essere possibile ??  Per continuare a vivere con decenza  ed evitare di strisciare pateticamente, come uno stupido verme, per non cadere nell’autocommiserazione continua, costante, io devo distruggermi! Per giorni, ore, notti, rielaborare il lutto, pensare in continuazione :”sei una cretina, sapevi cosa stavi facendo, sapevi che stavi accelerando la fine, se stavi zitta, stavi ferma, se avessi tolto il piede dall’acceleratore, dovevi smetterla!! è solo tua la colpa…sì però se lui avesse risposto al  telefono invece di lasciarti scrivere…!!” e poi rivivere, rivivere tutto dall’inizio alla fine e poi di nuovo da capo fino a che non farà più male, fino a che resterà solo il bellissimo ricordo di quello che avevamo.  In questo momento sono convinta che non ci riuscirò mai. Non so quante volte io abbia già ripercorso tutto, e ad ogni fine del percorso mi assale la disperazione, il “no no no  tu sei mio e io non ce la posso fare, è te che voglio, aiuto! devi volermi anche tu!!!” .  Perché non posso essere davvero una strega?  Perché assieme alle intuizioni che mi fanno capire cosa stia per accadere , a meno che le mie “psicosi” non creino esse stesse il disastro, cioè quello che io credo stia per succedere, non mi è stato dato il dono della pura magia? Voglio la mia bacchetta magica, voglio farti tornare, non puoi essere andato via  davvero!

James Houston

Dove si nascondono i ricordi ?

La memoria ha tante piccole scatole. Archivia. A volte cancella, non sempre. Passano gli anni, capita che ascoltando una vecchia canzone  ti ricordi di fatti e di persone, piccoli particolari, avvenimenti, ma è passato talmente tanto tempo, hai percorso tanta di quella strada nel frattempo che i ricordi sono sfumati, sembra quasi che quella vita non l’abbia vissuta tu. La rivedi come dall’esterno. Alcuni li hai anche rimossi, perlomeno questo credi.  Questo almeno succede a me. Dimentichi persone, amici che la vita ti ha portato a non vedere più e pensi “perché perdere persone nel corso del cammino? Qualcuno è rimasto, altri no. Perché ?” A volte ti proponi di cercarli ma rimandi, passa il momento, passa il pensiero .  La vita ti cambia.  Cambi amore, amici, lavoro, città. Sei sempre così preso dagli impegni obbligatori ed inderogabili che lei ti impone  che lasci andare la vera vita, senza rendertene conto.  Ma la vita, quella vera, a volte ti viene a cercare. Un amico di vecchia data, ti cerca, ti trova grazie a Facebook, e ti viene a trovare. Ti consegna un pacco  di fotografie che aveva scattato e che aveva scordato sempre di darti. Per tanti anni non vi siete visti e  qualche mese fa le trova, per caso, riordinando il garage, aprendo una scatola, e fortunatamente decide che quelle foto sono tue e te le deve far avere . Da quando le ha scattate sono trascorsi vent’anni . Venti lunghi anni, che in fondo sono volati, ma che se pensi al numero:  ” 20 ” per te che te ne senti non più di venticinque, sono un’enormità di attimi, sono tante persone, sono tanta vita. L’emozione che ti assale è quasi un pugno nello stomaco, ti toglie il respiro , cominci a guardarle una dopo l’altra, sempre più velocemente, ti vuoi soffermare ma non riesci, vedere,  vedere, sono tante! E piangi, senza riuscire a trattenerti, inutile anche solo provarci , perché l’emozione è grande, è forte . Sono  lacrime, di gioia, nel vedere persone care che adesso non sono più accanto a te, l’emozione nel vederti ritratta  in momenti felici, risenti i suoni, le voci, i profumi, i ricordi uno dopo l’altro ti tornano alla mente e ti chiedi dove si fossero nascosti in tutti questi anni. Ricordi che non sapevi nemmeno di avere. Restano lì, in qualche cassettino della memoria, della mente  e, anche se non li sentivi, nel cuore. L’emozione, la gioia di scoprire questo immenso tesoro che non sapevi che avresti mai posseduto. Non si placa l’emozione , non si placa l’onda dei ricordi,  continuano a riaffiorare uno di seguito all’altro, rincorrendosi, sovrapponendosi, sembra quasi non stessero aspettando  altro che qualcuno, qualcosa, li liberasse.

248_Viaggio