La terza fase

Sono in quella fase di accettazione del lutto che preferisco. Quella nella quale ti odio e mi odio per amarti nonostante la tua aridità di sentimenti. E’ la fase che solitamente precede quella della rinascita, quella nella quale finalmente mi sveglio e non ti penso o , se anche ti penso, non soffro come un cane abbandonato. Resisto fermamente alla tentazione di lanciarti qualche maleficio perché sono convinta che non sia carino lanciarne a persone che si sono amate tanto – che si amano è più corretto- anche se a volte semplicemente ti auguro che la vita – qualcuna- ti ripaghi con la stessa moneta che tu hai usato per pagare me. Non sono sicura però che anche questo non sia un  maleficio quindi spesso te lo auguro poi chiedo scusa per il pensiero e lo ritiro. In fondo ti amo quindi non riesco ad augurarti sofferenze. Mi odio anche per questo, un po’ di sana sofferenza non ha mai fatto male a nessuno, ma a te proprio non posso mandarla, va bene così. Che poi così non è che vada proprio bene, era meglio se invece di essere nella terza fase dell’accettazione del lutto io non ci  fossi proprio entrata in lutto, significherebbe che saresti ancora qui, invece che perso chissà dove…ma la vita fa sempre il contrario di ciò che desidero. Sarà forse per quella maledetta teoria della legge di attrazione , dovevo desiderare di averti per sempre solo una volta e poi non pensarci più. Colpa mia se l’ho desiderato ogni santo giorno . Lo faccio ancora ma deve esserci qualche falla nel modo di desiderare perché non funziona.

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“Non preoccuparti, prima o poi un cinquantenne capita nella vita di tutte”

Quale donna , trovandosi ad analizzare vita, scelte, risultati e stato attuale , per la precisione “single” da non confondersi con zitella in quanto dotata di bagaglio di esperienze comprensivo di matrimonio, divorzio, storie strane e convivenza , quale donna dicevo non si ferma a riflettere e non si chiede, almeno una volta nella vita : “ma non è che sei tu ad essere forse, magari, senza offesa, un pochino sbagliata ? “. Io rientro nella categoria , se esiste, di quelle che se lo chiedono spesso, che si analizzano per avere la certezza di aver agito bene , con il dubbio di fondo però di agire compiendo cazzate che portino poi a tornare ciclicamente, quasi a scadenza decennale, nello status di cui sopra per propria decisione, tra l’altro. Fortunatamente ho poche – ma buone – amiche con le quali parlare, per ore, del dubbio assillante che spesso attanaglia anche loro . Non si arriva mai a capire chi sbagli cosa ma una piccola statistica di tipologia di “donna” e risultato finale è stata fatta e pare corrispondere sempre. Donne simili in mente, atteggiamento, forza e spirito, sono sempre accomunate da destini simili. Molto simili . A confermare la correttezza della statistica personale del gruppo, consolidata da anni di esperienze e scambi , arriva un’ altra amica , new entry della singletudine . Resasi conto che la lotta contro i mulini a vento non ha mai giovato a nessuno , nemmeno a lungo termine, ha deciso spontaneamente di smetterla di fingere di non essere sola ed esserlo veramente, con una notevole leggerezza d’animo devo ammettere , probabilmente data dallo sfinimento maturato negli anni e dagli stessi anni di vita, cioè invecchiando te ne freghi anche un po’ di più e prendi le cose con leggerezza d’animo , come Lucia, ritrovata migliore amica dei tempi del liceo che ascoltando e raccontando anni di lontananza ha lapidariamente esordito con un “Non preoccuparti, prima o poi un cinquantenne capita nella vita di tutte” dando una nuova direzione al mio modo di vedere le cose. Vi amo ragazze. Invecchiamo ma non cambiamo mai. Giuste o sbagliate io “ci” amo così.

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Cosa fare ?

Siamo davvero gli artefici del nostro destino? Possiamo influenzare, deviare, correggere gli eventi agendo o non agendo? Come sapere cosa dover  fare per modificare, o provare a modificare qualcosa che per noi è vitale e sentiamo che ci sta sfuggendo dalle mani ?  Come riuscire a superare la paura di fare ? Ma sarà paura oppure orgoglio ?  Come capire se sia meglio accondiscendere o insistere . E’ un continuo dubbio. Cercare di capire se dover lasciare che la progressione sia davvero questa e avere il dubbio che se si  fingesse di non notare i cambiamenti, di non avvertire le variazioni del tono di voce, le sparizioni, i ritorni poco convinti, se si continuasse imperterriti a scrivere, come sempre , come ho sempre fatto, scrivendo quello che provavo, quello che sentivo , potresti forse  capire. Come nelle favole, capire che mi vuoi. Ma tu lo sai cosa sei per me e  dovresti averlo ormai imparato a memoria, quello che provo, quello che sento  e io, io dovrei aver capito quello che non sono per te . Io non lo so, Io non so mai cosa fare con te. Penso tutto e il contrario di tutto. Sono piena di paure , piena di incertezze, immatura. Non sono la donna che gli altri conoscono, che io conosco, quando si tratta di te.  Inizio a scriverti, pensando a quando dicevi che l’unico momento felice delle tue giornate era quando aprivi la tua posta, ma poi penso che il tempo è passato, che tu sei cambiato e rinuncio . Mi dico “lascialo stare” così vuole, così sarà. Non ha senso continuare , prorogare la fine. Sarà la decisione giusta ? Questa convinzione di non volersi imporre , sarà giusta? Non penserai “Non mi scrive non mi  cerca  sta bene anche senza me ” ? . In stallo. Sospesa. Cercando un motivo per respirare. Non sto bene senza te. Non c’è scintilla,  tutto è  spento. Questa era una lettera per te ma non ho avuto il coraggio di mandartela. Si dice : “Non c’è coraggio senza paura” . Oggi ha prevalso la paura. 

 

 

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Mi chiedo

Analizzando la mia vita sentimentale, perché quando non so cosa fare penso,  a quarantacinque anni suonati e forse con un piede nella menopausa, scopro che essa è  piena di :

– se mi avessi perdonato e fossi rimasta con me, sarei stato sempre presente

– avevo paura, troppo forte il sentimento, ma adesso ho capito, io ti amo, lascia tizio e torna con me

– scusami non mi sono accorto che ti stavo perdendo

– ho perso il treno vero ?

e tutta una vasta gamma di cazzate simili che mi fanno, e hanno fatto, venir voglia di prendere un badile e distruggervelo in faccia ! Mi chiedo : ma non potreste ragionare con quello che contiene la vostra scatola cranica, oppure provare ad ascoltare il cuore e spegnere quel cervello bacato che vi ritrovate, riuscendo così a tenervi le persone che amate , anche se pare non ve ne rendiate conto, prima che vi mandino a quel paese , scoprendo infine dopo atroci sofferenze che in fondo riescono a sopravvivere anche senza di voi? Perché riuscite sempre a mandare tutto a puttane ?

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Recidiva

Cosa scatta nella mente che ti fa realizzare all’improvviso che ogni uomo che hai amato nella tua vita in fondo ti ha fatto del male ? Perché  ho impiegato quasi un quarto di secolo a focalizzare  ? In fondo era così evidente.  Perché notarlo solo ora? Capita che in un giorno un po’ così, ti metti a pensare a tutte le relazioni e vedi  che non uno, non uno di loro non ti ha fatto soffrire. Chi per un motivo chi per l’altro. Di positivo c’è che almeno le “sofferenze” sono state causate da motivi differenti. La domanda che non mi farà dormire questa notte quindi è: perché continui ad imbarcarti ? perché non riuscire a cambiare? perché non usi loro come pare sia di moda al giorno d’oggi tra le tue coetanee, assumendo usi e costumi che gli uomini fanno propri da secoli, evitando come la peste le relazioni serie e durature? Sei recidiva e forse stupida.

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In Partenza

Rabbia. Astio. Sento  questo nella tua voce, nelle tue risposte, nel tuo attaccare . Come se fossi arrabbiato con me . Arrabbiato con me ? Penso.  Penso a cosa io  possa mai aver detto, fatto, combinato perché in fondo non sono forse la persona che ultimamente senti meno ? E allora rifletto , ma nemmeno tanto, su cosa possa essere successo . Rileggo lo scambio misero di messaggi, non mi impegna più di tanto, saranno quattro, forse cinque  . Forse sei arrabbiato proprio perché ancora mi senti, anzi mi scrivi.  E poi mi succede che improvvisamente mi sento stanca. Non mi interessa . Non ho voglia di capire il perché e nemmeno ho voglia di saperlo, sarebbe troppo impegnativo cercare di fartelo dire. Basta, sono stanca, mi hai sfiancato.  Vai!  Ovunque tu stia già andando, continua!  hai vinto, non ne ho voglia, mi prosciughi, arrangiati!. Ho fatto quanto in mio potere per esserci, per non opprimerti, per sostenerti, per amarti. Il treno sta partendo e il treno sono io, non posso restare.

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Provateci!

Arroccati, ognuno sulle proprie convinzioni, senza fare il minimo sforzo per cercare di capire le posizioni, i sentimenti, le paure dell’altro. Parlate senza ascoltarvi, parlate senza sentirvi. Preoccupati di pensare alla risposta giusta da dare senza ascoltare senza “sentire”. Da una direzione arriva “Perché lui deve capire che..” dall’altra fa eco “perché lei deve capire che.. ” . Io, nel mezzo, nella posizione più scomoda al mondo vi sento, vi ascolto ,  io capisco che siete in stallo e che se nessuno di voi due riuscirà a far riprendere il motore fracasserete al suolo, senza averci davvero provato. Vi schianterete finendo in milioni di piccoli pezzi, e con voi, tutti coloro che avete coinvolto nel vostro difficoltoso decollo, per non arrivare nemmeno a prendere quota, per non aver provato a giungere a destinazione, perché la paura di soffrire, la paura di non farcela ha fatto naufragare tutto ancora prima che iniziasse.  Vorrei dirvi “siate coraggiosi, non abbandonate la nave, buttate fuori l’acqua a secchiate! provateci! l’acqua è ancora bassa!! la falla si può riparare ” ma in fondo, che diritto ho di farlo?

 

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