Cosa fare ?

Siamo davvero gli artefici del nostro destino? Possiamo influenzare, deviare, correggere gli eventi agendo o non agendo? Come sapere cosa dover  fare per modificare, o provare a modificare qualcosa che per noi è vitale e sentiamo che ci sta sfuggendo dalle mani ?  Come riuscire a superare la paura di fare ? Ma sarà paura oppure orgoglio ?  Come capire se sia meglio accondiscendere o insistere . E’ un continuo dubbio. Cercare di capire se dover lasciare che la progressione sia davvero questa e avere il dubbio che se si  fingesse di non notare i cambiamenti, di non avvertire le variazioni del tono di voce, le sparizioni, i ritorni poco convinti, se si continuasse imperterriti a scrivere, come sempre , come ho sempre fatto, scrivendo quello che provavo, quello che sentivo , potresti forse  capire. Come nelle favole, capire che mi vuoi. Ma tu lo sai cosa sei per me e  dovresti averlo ormai imparato a memoria, quello che provo, quello che sento  e io, io dovrei aver capito quello che non sono per te . Io non lo so, Io non so mai cosa fare con te. Penso tutto e il contrario di tutto. Sono piena di paure , piena di incertezze, immatura. Non sono la donna che gli altri conoscono, che io conosco, quando si tratta di te.  Inizio a scriverti, pensando a quando dicevi che l’unico momento felice delle tue giornate era quando aprivi la tua posta, ma poi penso che il tempo è passato, che tu sei cambiato e rinuncio . Mi dico “lascialo stare” così vuole, così sarà. Non ha senso continuare , prorogare la fine. Sarà la decisione giusta ? Questa convinzione di non volersi imporre , sarà giusta? Non penserai “Non mi scrive non mi  cerca  sta bene anche senza me ” ? . In stallo. Sospesa. Cercando un motivo per respirare. Non sto bene senza te. Non c’è scintilla,  tutto è  spento. Questa era una lettera per te ma non ho avuto il coraggio di mandartela. Si dice : “Non c’è coraggio senza paura” . Oggi ha prevalso la paura. 

 

 

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Non proprio ostile

Mi parlano dei Bambini Indaco gli Indigos, dove “Indaco” è il colore della loro aurea. Non credo nella maggior parte delle cose che  non posso vedere, che non sono tangibili, ma certe idee mi affascinano. Mi affascina l’idea del “terzo occhio” aperto. Mi incuriosisce il racconto sui Bambini Indaco, non lo conosco o comunque non ricordo di conoscerlo,  e digito, cerco,  leggo. Leggo che è una  teoria   New Age categorizzata come un concetto pseudoscientifico, quasi disprezzata, o almeno così percepisco dai  temini usati e trovo una descrizione delle caratteristiche “… presenta i bambini indaco come dotati di grande empatia, curiosità, forza di volontà, e una spiccata inclinazione spirituale. Sono anche descritti come molto intelligenti, intuitivi, e insofferenti nei confronti dell’autorità…” . Rileggo e mi chiedo : “Perchè non mi avete studiato?”. Perchè mi avete definito per anni come “chiusa e ripiegata su se stessa” consigliando addirittura una scuola professionale, quasi a sottilineare un  “deficit mentale” , perchè mi avete successivamente considerato una ribelle e ancora una contestatrice, senza capire che in realtà io ho sempre e solo voluto parlare e relazionarmi “fare amicizia”  con chi riconoscevo come aperto, come non ostile, come puro, come vero, come degno ?.  Il modo giusto per definirmi a quel tempo sarebbe stato “Bambina Indaco” , così come oggi io sono una “Donna Indaco”. Non è cambiato nulla in me, non una virgola. Sono stata scherzosamente definita “Ostile verso l’umanità”  ma in realtà sono ostile solamente verso coloro che dimostrano altro rispetto a ciò che indica invece la loro aurea, altro da ciò che sono veramente nel profondo.  A voler essere precisi,  esattamente non sono propriamente ostile, sono assolutamente indifferente, non tengo in considerazione, mi estraneo se devo forzatamente sopportare la presenza di persone che mi danno  repellenza fisica.  Queste  sensazioni che arrivano “a pelle”  e  che mi dicono sempre infallibilmente chi ho davanti con una percentuale di  successo  piena ,  forse altro non sono che l’esatta percezione dell’aura altrui. Come i gatti, che sanno sempre subito se sei dolce,  sensibile, che se percepiscono l’animo buono   ti si avvicinano immediatamente , fuggendo invece quando sentono cattiveria e falsità anche se celata.  Come i cani, che ti fiutano nell’aria e anche se non ti vedono, partono, corrono ti cercano e arrivano fino a te, ti sentono, sentono l’animo puro, l’animo buono, rifuggendo l’animo oscuro.  Come i bambini, che ti guardano, ti sorridono,  ti danno la mano e ti parlano, scelgono te così inspiegabilmente “nel mucchio” , perchè bambini e animali non sono condizionati come gli adulti che hanno chiuso il terzo occhio dietro ad una saracinesca, così io continuo a pensare, come allora,  che non sia obbligatorio socializzare con chiunque ma solo con chi possa arricchire il mio spirito, solo con le persone che mi faciano sentire “a casa”.

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Sempre a ” Guardia Alta “

Io così forte, così dura, così cattiva, così “chissenefrega” di tutto e tutti, io che apparentemente non accuso mai il colpo, io così impegnata ringhiare, ad abbaiare, ma mai a mordere, io che devo da sempre cavarmela  da sola, anche quando non sono sola, io che sono pilastro delle amiche, degli uomini della mia vita che sono sempre riusciti a prosciugarmi, io che quando qualcuno è in crisi depressiva divento psicologa personale, e continuo ad esserlo ogni volta,  anche se dopo lo sfogo, dopo i consigli,  vedo tutti sparire  fino alla crisi successiva ;   io che sono definita “una donna forte, in gamba, coraggiosa, competente, uno spirito libero, una testa pensante”; io che  quando dico “fondamentalmente sono timida” alle persone che incontro sul lavoro, provoco ilarità ed incredulità, io a volte credo di essere la donna più fragile e più emotiva esistente sulla faccia della terra. Piango troppo. Piango perché gli amici tornano a casa, perché dal primo secondo i loro figli sono diventati anche i miei e perché  avevano gli occhi lucidi mentre mi lanciavano baci volanti, dopo avermi abbracciata stretta stretta prima di partire; piango perché, facendomi il complimento più bello al mondo, gli amici mi hanno detto :” che ingiusta la vita, saresti stata un’ ottima madre” , e piango perché hanno ragione, perché ne sono convinta, la bimba che ero continua a vivere dentro di me, non ho soppresso l’istinto, la voglia di giocare,  i bambini lo sentono e si fidano, con loro io sono me stessa . L’amore si sente, si vede, si propaga, si espande. Credo, a volte,  che la maschera che indosso ogni mattina prima di uscire, sia talmente diversa da ciò che sono veramente  che, se non lasciassi uscire assieme alle lacrime tutta la tensione accumulata nel fingere di non temere nulla al mondo, nemmeno Godzilla,  forse potrei esplodere. Io sono timida, io accuso il colpo ma non  lo lascio capire, io ringhio e abbaio per impaurire, perché nessuno abbia il coraggio di attaccare, perché  indietreggi, non lascio trasparire i sentimenti forse per la troppa paura di essere rifiutata e anche quando non lo sono, ho sempre il timore che l’accettazione possa diventare in seguito un rifiuto costringendomi a raccogliere poi tutti i cocci di me sparsi al suolo. Le difficoltà fortificano certo, sono convinta però che per quanto una persona possa essere positiva, e fortunatamente lo sono, a lungo andare le difficoltà che ti hanno fortificato, siano riuscite anche a farti iniziare un processo di lenta costruzione della tua statua di sale personale, resistente ma al tempo stesso facilmente dissolvibile sotto una lunga pioggia battente e, contemporaneamente ,  ti abbiano forse fatto nascere inconsciamente la convinzione che prima o poi anche i periodi positivi  finiscano sempre e che dovrai ricominciare di nuovo tutto da zero. Ma questa guardia, che tengo sempre così alta, non finirà per impedire alle persone  di capire chi sono nel profondo e non  impedirà loro forse di avere il coraggio di avvicinarsi ?

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