La terza fase

Sono in quella fase di accettazione del lutto che preferisco. Quella nella quale ti odio e mi odio per amarti nonostante la tua aridità di sentimenti. E’ la fase che solitamente precede quella della rinascita, quella nella quale finalmente mi sveglio e non ti penso o , se anche ti penso, non soffro come un cane abbandonato. Resisto fermamente alla tentazione di lanciarti qualche maleficio perché sono convinta che non sia carino lanciarne a persone che si sono amate tanto – che si amano è più corretto- anche se a volte semplicemente ti auguro che la vita – qualcuna- ti ripaghi con la stessa moneta che tu hai usato per pagare me. Non sono sicura però che anche questo non sia un  maleficio quindi spesso te lo auguro poi chiedo scusa per il pensiero e lo ritiro. In fondo ti amo quindi non riesco ad augurarti sofferenze. Mi odio anche per questo, un po’ di sana sofferenza non ha mai fatto male a nessuno, ma a te proprio non posso mandarla, va bene così. Che poi così non è che vada proprio bene, era meglio se invece di essere nella terza fase dell’accettazione del lutto io non ci  fossi proprio entrata in lutto, significherebbe che saresti ancora qui, invece che perso chissà dove…ma la vita fa sempre il contrario di ciò che desidero. Sarà forse per quella maledetta teoria della legge di attrazione , dovevo desiderare di averti per sempre solo una volta e poi non pensarci più. Colpa mia se l’ho desiderato ogni santo giorno . Lo faccio ancora ma deve esserci qualche falla nel modo di desiderare perché non funziona.

βŁαćҜ & ẂħįŦє3

Annunci

Come stai ?

Il telefono suona. Butto un occhio, sei tu. La tua foto lampeggia, una foto tua che mi piace tantissimo. Sono giorni che non chiami. Tanti. Troppi. Guardo il telefono che squilla e non ho voglia di risponderti ma lo faccio. “Come stai? ” “Benissimo” la solita risposta falsa alla solita domanda assurda. E continui “Ma che voce, ti ho disturbato?” “No , ho l’influenza” ” Sì ma a parte l’influenza come stai ?” E rispondo a caso . E stranamente sono muta, distaccata, non so cosa dirti. Parli ma non sento cosa dici. Cosa vuoi che dica? Male, senza te. Malissimo. Elaboro il lutto . Cosa vuoi sentire ? Cosa devo rispondere ? Vuoi sentirti in pace ? Sentire che sei riuscito a svanire lentamente senza dare nessuna spiegazione ? No. Non ho voglia di darti l’assoluzione. Sto male ma inizio a stare bene, non ho alternative se non continuare . Elaboro, assimilo e quando avrò digerito parlerò. Forse. Se riterrò che ne valga la pena . Forse capisci cosa provo, forse no . Al momento non mi interessa. La delusione è forse più forte del dolore. Forse. O forse le due cose sono talmente grandi da riuscire a farmi superare tutto. Come stai ? Male, senza te ma ho deciso di smettere di dirtelo. Non lo meriti.

603624_639024146113903_945160564_n

Filastroccando il mio tempo.

Poco m’importa il parere altrui
Su come si debba vivere e pensare
Su come occorra, indi per cui
Decidere, sentire ed amare

Ognuno nasce col suo dizionario
E il suo codice da interpretare
L’umano mondo è tristo e vario
E guai a colui che non vuol pensare!

Io scelgo a mio modo, in solitudine
Piuttosto che essere l’altrui servo
La mia non è, capite, ingratitudine
Ma è spazio che a me stesso riservo

E scelgo di guardare spesso in basso
Dove si formano mulinello e domanda
Là, dove ognuno ha lanciato un sasso

E il cuor mio, inflessibile, comanda.

Sehnsucht

https://www.facebook.com/pages/Sehnsucht/1513657428874851?fref=nf&pnref=story

“Non preoccuparti, prima o poi un cinquantenne capita nella vita di tutte”

Quale donna , trovandosi ad analizzare vita, scelte, risultati e stato attuale , per la precisione “single” da non confondersi con zitella in quanto dotata di bagaglio di esperienze comprensivo di matrimonio, divorzio, storie strane e convivenza , quale donna dicevo non si ferma a riflettere e non si chiede, almeno una volta nella vita : “ma non è che sei tu ad essere forse, magari, senza offesa, un pochino sbagliata ? “. Io rientro nella categoria , se esiste, di quelle che se lo chiedono spesso, che si analizzano per avere la certezza di aver agito bene , con il dubbio di fondo però di agire compiendo cazzate che portino poi a tornare ciclicamente, quasi a scadenza decennale, nello status di cui sopra per propria decisione, tra l’altro. Fortunatamente ho poche – ma buone – amiche con le quali parlare, per ore, del dubbio assillante che spesso attanaglia anche loro . Non si arriva mai a capire chi sbagli cosa ma una piccola statistica di tipologia di “donna” e risultato finale è stata fatta e pare corrispondere sempre. Donne simili in mente, atteggiamento, forza e spirito, sono sempre accomunate da destini simili. Molto simili . A confermare la correttezza della statistica personale del gruppo, consolidata da anni di esperienze e scambi , arriva un’ altra amica , new entry della singletudine . Resasi conto che la lotta contro i mulini a vento non ha mai giovato a nessuno , nemmeno a lungo termine, ha deciso spontaneamente di smetterla di fingere di non essere sola ed esserlo veramente, con una notevole leggerezza d’animo devo ammettere , probabilmente data dallo sfinimento maturato negli anni e dagli stessi anni di vita, cioè invecchiando te ne freghi anche un po’ di più e prendi le cose con leggerezza d’animo , come Lucia, ritrovata migliore amica dei tempi del liceo che ascoltando e raccontando anni di lontananza ha lapidariamente esordito con un “Non preoccuparti, prima o poi un cinquantenne capita nella vita di tutte” dando una nuova direzione al mio modo di vedere le cose. Vi amo ragazze. Invecchiamo ma non cambiamo mai. Giuste o sbagliate io “ci” amo così.

10617760_946149852068808_829285704_n

Cosa fare ?

Siamo davvero gli artefici del nostro destino? Possiamo influenzare, deviare, correggere gli eventi agendo o non agendo? Come sapere cosa dover  fare per modificare, o provare a modificare qualcosa che per noi è vitale e sentiamo che ci sta sfuggendo dalle mani ?  Come riuscire a superare la paura di fare ? Ma sarà paura oppure orgoglio ?  Come capire se sia meglio accondiscendere o insistere . E’ un continuo dubbio. Cercare di capire se dover lasciare che la progressione sia davvero questa e avere il dubbio che se si  fingesse di non notare i cambiamenti, di non avvertire le variazioni del tono di voce, le sparizioni, i ritorni poco convinti, se si continuasse imperterriti a scrivere, come sempre , come ho sempre fatto, scrivendo quello che provavo, quello che sentivo , potresti forse  capire. Come nelle favole, capire che mi vuoi. Ma tu lo sai cosa sei per me e  dovresti averlo ormai imparato a memoria, quello che provo, quello che sento  e io, io dovrei aver capito quello che non sono per te . Io non lo so, Io non so mai cosa fare con te. Penso tutto e il contrario di tutto. Sono piena di paure , piena di incertezze, immatura. Non sono la donna che gli altri conoscono, che io conosco, quando si tratta di te.  Inizio a scriverti, pensando a quando dicevi che l’unico momento felice delle tue giornate era quando aprivi la tua posta, ma poi penso che il tempo è passato, che tu sei cambiato e rinuncio . Mi dico “lascialo stare” così vuole, così sarà. Non ha senso continuare , prorogare la fine. Sarà la decisione giusta ? Questa convinzione di non volersi imporre , sarà giusta? Non penserai “Non mi scrive non mi  cerca  sta bene anche senza me ” ? . In stallo. Sospesa. Cercando un motivo per respirare. Non sto bene senza te. Non c’è scintilla,  tutto è  spento. Questa era una lettera per te ma non ho avuto il coraggio di mandartela. Si dice : “Non c’è coraggio senza paura” . Oggi ha prevalso la paura. 

 

 

Immagine

 

E’ una lettera per te

E’ un grandissimo dono quello che ci ha fatto la vita tantissimi anni fa. Quello di farci conoscere. Mai comunione d’anima fu più profonda. Io sono te, tu sei me. Noi così diverse e così uguali, tu che finisci le mie frasi, io che finisco le tue. Non ricordo una volta in cui abbiamo avuto opinioni diverse, forse una sì, una. Non so se sia perché la nostra vita scorre così in parallelo, quasi gli stessi percorsi, quasi gli stessi dolori, o forse perché essendo noi così simili ci ritroviamo a percorrere le stesse strade, a commettere gli stessi errori, a gioire e soffrire con la stessa passione, ad avere lo stesso impeto nell’affrontare la vita e a trovare gli stessi modi per lottare e per far uscire la rabbia. Mi ha  stupito che quasi dallo stesso giorno stiamo ascoltando lo stesso CD e la stessa canzone, per sfogare questa rabbia che abbiamo . Senza dircelo agiamo esattamente allo stesso modo. Allo stesso modo non riusciamo a trovare qualcuno che capisca l’immenso mondo che abbiamo dentro e hai ragione , ne usciremo ancora più forti, anzi lo siamo già. Noi siamo già forti e ne siamo già uscite e quello che trovo meraviglioso è che in tutta questa nostra vita, le persone sono passate, ci hanno travolto come carri armati lasciandoci al suolo doloranti e rotte  ma   noi siamo sempre qui, sempre insieme, sempre unite. Non vedi quanto siamo forti ? Noi , forti del nostro bene reciproco, siamo invincibili!

Mi chiedo

Analizzando la mia vita sentimentale, perché quando non so cosa fare penso,  a quarantacinque anni suonati e forse con un piede nella menopausa, scopro che essa è  piena di :

– se mi avessi perdonato e fossi rimasta con me, sarei stato sempre presente

– avevo paura, troppo forte il sentimento, ma adesso ho capito, io ti amo, lascia tizio e torna con me

– scusami non mi sono accorto che ti stavo perdendo

– ho perso il treno vero ?

e tutta una vasta gamma di cazzate simili che mi fanno, e hanno fatto, venir voglia di prendere un badile e distruggervelo in faccia ! Mi chiedo : ma non potreste ragionare con quello che contiene la vostra scatola cranica, oppure provare ad ascoltare il cuore e spegnere quel cervello bacato che vi ritrovate, riuscendo così a tenervi le persone che amate , anche se pare non ve ne rendiate conto, prima che vi mandino a quel paese , scoprendo infine dopo atroci sofferenze che in fondo riescono a sopravvivere anche senza di voi? Perché riuscite sempre a mandare tutto a puttane ?

Immagine